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  • Il fantino Porcu racconta la ''sua'' Germania e analizza il crollo italiano
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  • Maurizio Calchetti
  • 20/08/2013

Il fantino Porcu racconta la ''sua'' Germania e analizza il crollo italiano

A ogni essere umano è stata donata una grande virtù: la capacità di scegliere. Chi non la utilizza, la trasforma in una maledizione e altri sceglieranno per lui. Il noto scrittore Paulo Coelho, lo sottolineava in un suo non più recente libro, Sono come il fiume che scorre, anno 2006. E’ ciò che ha fatto Daniele Porcu, che da oltre cinque anni vive e lavora in Germania come jockey professionista presso una delle migliori scuderie del paese allenate da Markus Klug.
Daniele non si è lasciato assorbire dalla crisi del turf italiano, che proprio nel 2008, quando Porcu prese la decisione di emigrare in Germania, ebbe il suo primo grande sciopero, decidendo di cambiare i programmi della sua vita, caricandosi sulle spalle tutto il suo prezioso bagaglio italiano, pronto a gettarsi anima e cuore all’interno di un mondo ben diverso dalla realtà nazionale. In cinque anni Daniele ha collezionato oltre 140 successi, conditi da numerosi sigilli di gruppo ed oltre sedici listed conquistate, alle quali vanno aggiunti i traguardi acquisiti in Belgio, Svizzera Francia. Porcu è attualmente al terzo posto della classifica generale dei fantini tedeschi con 39 vittorie, una lunghezza alle spalle di Eduardo Pedroza, 40, in una classifica comandata come sempre dal grande veterano Andreas Starke con 51 successi.
Porcu, in esclusiva per Cavallo2000, ci parla del suo momento di vita professionale e di come sta vivendo la crisi dall’ippica italiana dal suo punto d’osservazione, ponendo alcune riflessioni per certi aspetti molto interessanti.
“Sono felice di aver scelto le Germania – commenta Porcu – e’ stata la miglior decisione che potessi prendere, la mia vita professionale è molto cambiata negli ultimi anni, c’è voluto un grande spirito di abnegazione per ovvie e normali situazione di adattamento ad un paese per me del tutto nuovo, ma a tutt’oggi sono assolutamente convinto di essere salito sul treno con la giusta destinazione al momento opportuno. Lo dicono i risultati che sono riuscito ad ottenere durante la mia permanenza in Germania, e la considerazione e la stima che mi sono guadagnato con il duro lavoro durante questi anni di apprendistato.
"Vivo una realtà completamente diversa rispetto a quella italiana, quando decisi di affrontare questa avventura – continua il jockey – ero consapevole delle difficoltà alle quali sarei andato incontro, ma sapevo anche che in Italia qualcosa stava cambiando e che forse era giunto il momento di allontanarsi da un turf, le cui problematiche non sarebbero tardate a scoppiare. Nel 2008 vinsi con Estejo il Premio Roma, da qui dopo il primo grande sciopero che l’ippica italiana dovette affrontare, ebbi la chiamata in Germania, un input che mi fece ragionare profondamente sulle scelte che avrei poi fatto di li a poco. L’Italia sta vivendo un momento molto difficile, una crisi dalla quale mi auguro possa uscire al più presto, ma purtroppo le ragioni che hanno portato a tale disastro sono ormai ben note. In passato lo spreco di denaro per gonfiare il montepremi ha superato ogni ragionevole considerazione, c’è stata una vera e propria lobby che ha volontariamente portato verso il declino il nostro sport, favorendo altre ingannevoli ed illusorie prospettive di guadagno, senza nessuna tutela per lo scommettitore. Ognuno ha curato i propri interessi senza badare a spese, in pochi hanno fatto il bene dell’ippica ed oggi i risultati sono sulla bocca di tutti.
"Il turf italiano è ridotto ad un vero e proprio embargo, in Germania e non solo, sanno di non dover correre in Italia perché i premi non vengono pagati, e vi garantisco per me che sono italiano all’estero non è molto edificante. Spesso i media tedeschi mi domandano come mai di questa situazione. Non c’è più o forse non c’è mai stata meritocrazia, in un paese dove le raccomandazioni hanno sempre fatto la differenza e questo lo si evince in tutti i settori, non sappiamo chi comanda o chi prende le decisioni, regna una totale confusione che non può portare da nessuna parte. Continuo però a credere che le potenzialità del nostro turf siano molto elevate, ma soltanto smantellando quella cupola che non permette questo step, si possa tornare ai fasti di un tempo.
"Ben inteso – continua Porcu –  non è tutt’oro quello che luccica, anche la Germania ha i suoi problemi da risolvere, ma la crisi che il turf teutonico ha affrontato negli anni passati, è stata molto più profonda di quella italiana. Tutto ciò andrebbe preso per esempio, i tedeschi da buoni osservatori e minuziosi curatori di dettagli, hanno saputo gestire tali problemi, ripartendo da zero, privatizzando e rendendo tutto in modo trasparente fino all’ultimo centesimo. Dal Marco all’Euro il passaggio è stato travagliato, ma con la giusta attenzione sono riusciti a far ripartire un settore che sembrava non avere più vita. Oggi esistono brevi meeting, corse soprattutto nel fine settimana ed un montepremi dilazionato in modo equo. Un clamoroso sbaglio che la Germania ha fatto, è stato quello di vendersi il totalizzatore per pochi euro ad enti privati, di fatto il totale contrario del Pmu francese, prendendosi un’esigua percentuale sul gioco avente diritto. Esiste il Diktorium, ovvero il nostro ex Unire, un ente privatizzato dal quale si gestisce tutto il settore del turf tedesco, un’ippica sotto il controllo imparziale dei più grandi proprietari ed allevatori del paese, che ogni mese si riuniscono e tracciano il bilancio del settore, pronti e reinvestire in nuove manifestazioni.
"Anche per noi fantini tutto è molto più semplice. Alla fine dell’Autunno – continua Porcu – hai già il libretto delle corse della prossima stagione, ogni settimana ti perviene il bollettino con tutte le comunicazioni inerenti a classifiche, sanzioni e squalifiche. Vorrei ringraziare chi in Italia ha creduto nei miei attributi,  ovvero Maurizio Guarnieri che quando ero alle prime esperienze ha saputo darmi delle ottime chance, ma soprattutto Roberto Feligioni della scuderia Zaro, un signore con i caratteri maiuscoli, che mi ha dato molto sia sotto il punto di vista etico che professionale, facendomi maturare moltissimo come uomo.”

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